Blog sul marketing e strategie di marketing mix


Servizi al Cliente: I Brand sottovalutano i Social Media

2 settembre, 2010 (12:15) | Social Media Marketing | Di: Valentina B.

Alterian ha svolto un sondaggio su 400 dirigenti marketing senior-level delle più grandi marche statunitensi, i manager erano presenti all’Alterian Engaging Times Americas Summit, tenutosi il 17-18 Agosto 2010.

• Obiettivi delle aziende
Da questo studio risulta che molte aziende utilizzano i social media per acquisire nuovi clienti (30,1%) e aumentare la brand awareness (26,5%), poche invece usufruiscono di questi canali sociali per offrire dei servizi alla clientela (1,2%).

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• L’importanza del coordinamento tra mezzi
Circa il 90% dei marketing manager dichiara che il coordinamento dei vari mezzi è essenziale per un’efficace campagna marketing.
Il 61% riferisce un impegno sia on-line che off-line, e ciò suggerisce la presenza su più piattaforme.

• Impegno nei Social Media
I marketer ritengono i social media un mezzo impegnativo, all’opposto delle promozioni che sono più facilmente gestibili. Nonostante ciò, ben il 74,8% dei dirigenti marketing è attivo nei social media. Soltanto ¼ del campione (25,3%) è presente poco o per nulla nelle piattaforme sociali.

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• La misurazione del ROI resta ancora una sfida
Appena il 20%
dei dirigenti di marketing dichiara di misurano il ROI in termini di fidelizzazione alla marca, il 42% è in qualche modo in grado di misurarlo, mentre il 37% dei marketer afferma che non sono in grado di calcolarlo.

• Investimenti nei Social Media
La maggioranza degli intervistati (57%) afferma che investire nei social media è stato utile per rafforzare il brand, mentre il 34,9% dichiara che è ancora presto per conoscere gli effetti della presenza nelle piattaforme sociali.

Da sottolineare comunque come nessun manager abbia affermato che gli investimenti in questi mezzi siano inutili.

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“E’ sorprendente che per questi grandi brand non sia di grande valore offrire servizi al cliente anche attraverso i social media” ha dichiarato David Eldridge, CEO di Alterian “molti sottovalutano questo approccio, tutti i brand devono essere pronti a gestire i reclami dei clienti anche on-line. E’ importante inoltre, come sottolineato dagli stessi manager intervistati, la coordinazione strategica dei vari mezzi di comunicazione per mantenere e aumentare l’esposizione del brand e supportare le “chiacchiere” positive on-line”.

Greenpeace: nuova campagna ad effetto

2 settembre, 2010 (08:00) | Curiosità | Di: Joel

Particolarmente osé e sicuramente di grande impatto la nuova campagna di Greenpeace. Non sveliamo l’argomento per non svilire la trovata…

L’unica cosa che avete da fare è scegliere.

Campagna Greenpeace

SEO: i 5 segreti del successo on-line

1 settembre, 2010 (11:26) | Internet | Di: Valentina B.

Brian Clark, fondatore del famoso blog Copyblogger, sostiene che il saper utilizzare le parole giuste nel modo giusto all’interno dei siti web può davvero fare la differenza, infatti può aiutare a convertire i visitatori in acquirenti, a scalare più facilmente i motori di ricerca e ad aumentare il traffico verso il proprio sito web.

Clark, in un suo recente post, suggerisce 5 modi per aumentare il traffico verso i siti web grazie all’ottimizzazione delle pagine on-line. Egli consiglia di concentrarsi su questi aspetti:

1. Titolo:
Identificare le parole chiave che possano interessare al target ed includerle nel titolo. Più vicine sono alla parte anteriore del titolo meglio è.

2. Meta Description
La meta descrizione non dovrebbe superare i 165 caratteri, così da essere visibile nei risultati di ricerca.

3. Contenuto
Per piacere ai motori di ricerca è necessario aggiornare frequentemente il proprio sito web (almeno 300 parole), è inoltre preferibile che il testo sia strettamente collegato alle parole chiavi.

4. Keyword Frequency
La keywork frequency è il numero di volte che le parole chiavi compaiono nella pagina. Non bisogna esagerare: se Google rivela troppe ripetizioni penalizza la pagina web.

5. Page Link
E’ molto importante inserire anche dei link nel testo, devono comunque essere pertinenti all’argomento trattato. In media i link dovrebbero comparire ogni 120 parole circa. Non è consigliato condurre soltanto alla home page dei vari siti web, è meglio portare alle pagine intere pertinenti all’argomento trattato.

Clark consiglia comunque di non concentrarsi troppo su regole e principi, ma di impegnarsi a creare contenuti di qualità focalizzandosi sui desideri dei lettori. Quello che ripaga maggiormente, anche in termini di posizionamento nei motori di ricerca, è certamente l’impegno nel realizzare pagine web di valore.

Google: arriva il filtro per i blog

1 settembre, 2010 (08:00) | Web Marketing | Di: Joel

Google ha annunciato l’aggiunta di un nuovo filtro, volto ad aiutare i clienti nella ricerca di blog specializzati su un determinato argomento.

Per vedere come funziona fate così: Andate su Google, cercate un argomento, poi cliccate sul filtro “blog” posto sulla colonna a sinistra (nota: se non lo vedete immediatamente cliccate sulla freccia accanto a “più contenuti”).

Poi, quando la pagina viene filtrata e mostra solo blog, cliccate di nuovo a sinistra, questa volta sulla scritta “Home page”.
Questa opzione vi mostrerà i blog più importanti e rilevanti rispetto alla ricerca da voi effettuata.

Ecco uno screenshot esemplificativo:

Screenshot filtro blog Google

In che modo può questa funzione essere utile? Beh, per qualcuno interessato ad una ricerca tout-court non servono spiegazioni, ma che dire della SEO?
Trovare blog in ambito ristretto può essere estremamente difficile alle volte. Google l’ha reso molto più facile.
Potete ora trovare blog riguardo all’ingegneria aerospaziale o alla caccia alle anatre in maniera molto più agevole.
E quindi stringere rapporti con questi blogger e usare i loro link nel tempo.

Aziende nei Social Media: 5 errori e 5 soluzioni

31 agosto, 2010 (09:09) | Social Network | Di: Valentina B.

Sulla scia del post di mercoledì 25 agosto, continuiamo ad analizzare l’utilizzo dei social media da parte delle aziende, dando però oggi delle soluzioni pratiche agli errori più comuni.

Sempre più aziende utilizzano i social media come Twitter, Facebook, Linkedln, YouTube, inoltre le piattaforme user-driven forniscono nuove opportunità per raggiungere un pubblico nuovo o per comunicare al pubblico già esistente in modo innovativo. Per utilizzare le piattaforme user-driven, non sono necessarie competenze particolari di HTML, FTP o altro, infatti sono relativamente semplici e poco costose.

Come già accennato nel post precedente, l’utilizzo degli strumenti di marketing sociale da parte delle aziende non segue, nella maggioranza dei casi, una pianificazione strategica, le aziende infatti sono presenti nel web in maniera superficiale.
In questo articolo cercheremo di capire come utilizzare i social media in modo efficace.

Molte aziende ritengono che, in termini di marketing, più comunicazione c’è meglio è. Ma le implicazioni negative che derivano da questo comportamento sono molte, tra cui:

• Investimenti in attività di marketing e comunicazione di basso valore invece che in quelle di alto valore;
• Creazione di “rumore”, nel peggiore dei casi si può arrivare anche a una svalutazione del brand;
• Creazione di confusione nel mercato per la diffusione di messaggi contradditori.

Le stime attuali ritengono che, nel Nord America, i consumatori siano esposti in media a 600-3000 messaggi pubblicitari al giorno!

Il vostro target non vuole essere sommerso dai messaggi, quello che desidera è una comunicazione efficace ed informazioni utili.
Per creare un valido programma di comunicazione è necessario analizzare quali piattaforme di social media sono coerenti con gli altri strumenti del marketing mix.
E’ importante decidere in modo strategico, cioè far sì che i vari mezzi si completino a vicenda, al fine di ottenere risultati migliori. Essere presenti in tutte le piattaforme sociali solo per il fatto di esserci può non portare benefici all’impresa.

Maria Ford, giornalista di marketing e presidente delle comunicazioni Kaszas, ha delineato i 5 errori più comuni che le aziende commettono nell’utilizzo dei social media, evidenziando inoltre gli strumenti per risolvere questi problemi o, meglio ancora, per evitarli.
Ve li proponiamo:

• Errore 1: Non aver analizzato l’utenza

Saltare sulle più recenti piattaforme di comunicazione senza prima chiedersi: “Chi è il mio pubblico? Facebook (ad esempio) è il modo migliore per raggiungerlo?” è la causa principale di una comunicazione di marketing inefficace.

Soluzione: a volte la conoscenza interna all’azienda riguardo al target può essere sufficiente per determinare se vale la pena seguire un determinato percorso di comunicazione o meno. Utilissime le interviste, le indagini e i sondaggi sul target di riferimento, per stabilire le sue preferenze in termini di comunicazione.

• Errore 2: Attenzione solo ai messaggi

Molte volte le persone all’interno delle aziende tendono a concentrarsi sul messaggio da inviare al pubblico, senza però analizzare i destinatari.

Soluzione: Suddividi il pubblico in segmenti. Ad esempio. “business partner” può essere un pubblico con il quale l’azienda ha esigenza di parlare spesso. “I partecipanti alla manifestazione X” saranno magari una diversa fetta di clienti. Questo approccio permette ai soggetti aziendali di approfondire la conoscenza dei vari segmenti di pubblico e inviare messaggi fatti ad hoc per le loro esigenze.

• Errore 3: Troppo o Troppo poco

Offrendo al pubblico troppa scelta si rischia di creare rumore. Ad esempio, se un consumatore riceve le stesse informazioni da Twitter, da Linkedln, dalle newsletter etc, ad un certo punto eviterà queste comunicazioni e potenzialmente potrà perdere informazioni importanti.
Anche offrire troppo poco può risultare problematico. Ad esempio, molti organizzatori utilizzano Facebook per pubblicizzare eventi e concorsi escludendo siti web e pubblicità tradizionale. Tuttavia, l’ipotesi che “tutti” sono su Facebook o che tutti coloro che sono su Facebook sono interessati a quella determinata informazione è errata.

Soluzione: scegli il mix di veicoli adatto al tuo target e al tuo scopo. Suddividi i messaggi per argomento. Inoltre, consenti al pubblico di scegliere il formato preferito per ricevere le informazioni (e-mail giornaliere, settimanali, mensili, RSS, social media etc). Soprattutto, crea un luogo dove il pubblico può trovare tutte le informazioni disponibili su un determinato argomento. (es. sito web)

• Errore 4: Non riuscire a consolidare messaggi e informazioni

Un problema comune ai metodi rapidi per diffondere le informazioni (ad es. Tweets, Facebook, Linkedln) è la difficoltà ad avere un quadro completo, è facile perdere il controllo dei messaggi a causa della condivisione di stato, è quindi importante avere un luogo che consenta di avere una visione integrale dell’argomento trattato.

Soluzione:
1. Considera il numero di messaggi e di aggiornamenti da diffondere;
2. Attua la soluzione all’Errore 3;
3. Fornisci per ogni argomento un luogo unico dove è possibile trovare tutte le informazioni, come una pagina Web, ma anche un numero verde o un luogo fisico come un ufficio informazioni;
4. Infine, ad ogni messaggio su un determinato tema comunica al pubblico dove può trovare le informazioni complete sull’argomento.

• Errore 5: preda “facile” ed “economica”

Il problema principale delle nuove tecnologie e che sono semplici, economiche e senza barriere all’ingresso. A causa di queste caratteristiche spesso vengono utilizzate superficialmente dalla maggior parte delle aziende, senza una vera pianificazione strategica. I problemi che ne possono derivare sono i seguenti:
-> Creazione di rumore a causa di troppe informazioni, i messaggi davvero importanti rischiano di non essere assimilati.
-> Data la mole di messaggi di scarso valore, si addestra il pubblico a non prendere in seria considerazione i messaggi importanti.
-> Essere presenti molte ore al giorno on-line senza una previa pianificazione off-line.

Soluzione: Considera questi nuovi mezzi di comunicazione in un quadro più ampio, analizza il target e i suoi bisogni, predisponi una pianificazione che tenga conto della coerenza tra i vari mezzi del marketing mix.

I nuovi mezzi di comunicazione son una risorsa preziosa: sono facili, rapidi ed economici.
Per sfruttare al meglio questi strumenti, evitando una risposta negativa del pubblico, è necessaria una pianificazione strategica intelligente che permetta di ottenere realmente un risconto economico.

Mi raccomando, mettete in pratica questi preziosi consigli!

5 risposte da non perdere sul link building

31 agosto, 2010 (08:00) | Varie sul Marketing | Di: Joel

Le domande sul link building sono tante. E non è sempre facile rispondervi. Eccovi quindi un parere più che interessante: si tratta di quello di Jennifer Van Iderstyne, direttamente dalle pagine del Search Engine Journal:

“Se si offre il link building come servizio, ci sono un paio di domande ricorrenti. Sono le domande che, quasi come un riflesso condizionato, generano una risposta automatica.

Non è che siano domande “stupide” o “insensate”. Per niente. Molte volte si rivelano essere domande perfettamente comprensibili poste da persone intelligenti e responsabili. La maggior parte delle volte. Alle volte invece vengono poste da idioti. Ma non è questo il punto.

La questione non sono le pure e semplici domande, e neanche la persona che le pone. La questione è che c’è ancora una concezione confusa riguardo all’intero processo.

È evidente che la maggior parte delle persone non capisce cosa sia la SEO, e che veda i ranking dei motori di ricerca come fosse qualcosa di subdolo e misterioso, come neanche la magia nera. Sarebbe quasi bello se fosse così. Sarebbe fantastico se due candele, un po’ di polvere di stella e un osso di pollo potessero aiutare a scalare i ranking. Ma così non è.

Bisogna quindi sfatare alcuni miti.

QUANTI LINK OCCORRONO PER ARRIVARE ALLA PRIMA PAGINA DI GOOGLE?
Circa quanti ce ne vogliono per creare un buco nero. O 25 milioni. O 10. I dati non sono sicuri. Il fatto è che la cosa sarà diversa. Per ogni sito. Per ogni parola chiave. Per le parole chiave più diffuse si può arrivare a 100. O a 10. Non c’è certezza.

Finché non si fa uno studio sul potenziale che si ha e su quello che ci si ritrova contro. Dipende tutto dalla competizione e dalla qualità dei link.

Il valore di un link è determinato da diversi fattori. Basta considerare che ci sono pacchi di attributi dei link da considerare. Alcuni positivi ed altri negativi, alle volte gli uni sovrastano gli altri, alle volte si bilanciano perfettamente, ma tutti complessivamente influenzano la valutazione.

Tutte queste variabili implicano che ci sono link da schifo e link eccezionali, ed in mezzo una scala di grigi tanto lunga quanto l’Empire State Building. Il numero di link non è un vero e proprio numero: è un potente connubio di voti e altre 199 indicatori che determinano la credibilità che il proprio sito ha su ogni materia.

Si arriva alla prima pagina quando si è acquisita abbastanza autorità nel campo da far sì che Google determini che si è il risultato più rilevante per quelle specifiche parole chiave.

PERCHÉ NON POSSO FARE IO IL LINK BUILDING DELLA MIA HOMEPAGE?
Se si vogliono dei bei link, c’è bisogno che sia in ballo qualcosa di fenomenale. Che si tratti di promozioni di spicco, gare, opere di beneficenza o notizie, la parola fondamentale è una: impegno.

Il link building deve essere considerato come una piccola parte di una campagna di marketing e non come un semplice trucchetto. Con iniziative di marketing creative, il link building diventa molto più facile. Si tratta di promuovere onestamente qualcosa di eccezionale, piuttosto che tanto fumo e poco arrosto.

SONO A LIVELLO PR3 E VOGLIO ARRIVARE AL PR5, QUANTI LINK CI VOGLIONO?
Sigh. Iniziamo dal principio. Il problema è che il Toolbar PageRank manda in confusione un sacco di persone. Si pensa “Perché mai Google verrebbe a dirmi che sono a livello PR3 se non fosse proprio così?”. Per la stessa ragione per cui evitano accuratamente di mostrare i tuoi link di sostegno.

Non vogliono essere manipolati. In passato i motori di ricerca sono rimasti scottati dai periodi in cui mostravano a destra e a manca i PR. Siti con PR alti hanno venduto la loro potenza in materia di PageRank al miglior offerente.

È tentando di ostacolare queste pratiche che hanno sviluppato un nuovo sistema di allocazione del page rank. E questa volta non hanno rivelato le loro carte.

Il vostro TBR potrebbe essere considerato un riflesso del potere relativo del vostro sito ma non è, in nessun caso, un indicatore di come vi classificherete nelle SERPS. Per qualsiasi ricerca, scoprirete un sito con un TBR 3 che sorpassa un sito con TBR 5.

Cercate di non essere ossessionati da questa storia del PageRank. È solo una distrazione. Pensate piuttosto a mettere su link di qualità.

QUANDO LA FACCIAMO FINITA CON ‘STO LINK BUILDING?
A occhio e croce… mai. Non è una fase di transizione, ma un processo a lungo temine. Nel caso si riesca a raggiungere un livello di autorevolezza tale da far pensare alla gente “Wow! Questi si che ne sanno!”,  si potrebbe pensare di ridurre i propri sforzi.

Ma ci vuole un bel po’ di tempo per raggiungere quel livello. E soprattutto ci vogliono impegno, networking, capacità di promozione, creatività e branding.

Quindi, se la vostra speranza è raggiungere il posto desiderato in, diciamo, sei mesi, la delusione sarà pesante.

Ci sono due cose a cui pensare. Primo: una crescita troppo veloce può essere solo un breve prologo ad una rovinosa caduta. Secondo: se vi fermate, non pensate neanche per un singolo istante che il mondo farà lo stesso. Se si decide di fare un sonnellino in mezzo a una corsa, si viene sorpassati.

È così che si gioca a questo gioco.

QUANTI LINK PUOI FARMI CON TOT DOLLARI?
Un’ottima risposta che ho sentito è stata questa:

Posso fare 1000 link che non servono a niente per migliorare il tuo ranking o 1 che serve davvero… quale preferisci?”

Ok, nessuno sarà mai contento con un solo link in saccoccia. Ma non è questo il punto.

Bisogna prima differenziare tra quantità e qualità.

È comprensibile infatti che si concentri soprattutto sulla parte business. Si stanno investendo soldi dopotutto; quindi si vuole quantomeno una vaga idea di cosa ci si aspetta.

Ma in questo business, un buon ritorno d’investimento non è per forza direttamente proporzionale al numero di link. Dipenderà in gran parte dal tipo di link building che si vuole effettuare.

Metodi diversi portano a risultati diversi. Se si è ossessionati dai numeri, si può fare quello che c’è da fare quello che va fatto per adempiere alla quota mensile. Oppure, molto più saggiamente, si può produrre lo sforzo per arrivare a dei buoni link, prendendosi il giusto tempo.

Si vede gente fissarsi con l’idea che BISOGNA ASSOLUTAMENTE produrre un pacco innumerabile di link ogni mese. Ma questo tipo di mentalità non porta ad un salto qualitativo. Non si tratta neanche di vero e proprio link building.

Vediamo piuttosto un metodo di valutazione veramente significativo per i vostri obiettivi e non una panzana basata su un numero arbitrario.

Ci sono decine di altre domande che non sono incluse in questa lista che sono basate su vecchie concezioni del link building. Se si vuole davvero vedere un risultato però, il tipo di link building di cui si ha bisogno è decisamente più intensivo e ramificato di una breve fiammata con dei link d’impatto.

Si tratta di ristrutturare l’intera concezione di come il link building si inserisca nella strategia complessiva di marketing e di come esso diventi un processo a lungo termine.

Nel mondo d’oggi, è una collaborazione faccia a faccia che rappresenta una chiara e definita prospettiva di quello che si vuole essere sul web.”

Disoccupati Marketing: le prospettive di lavoro

30 agosto, 2010 (09:46) | Varie sul Marketing | Di: Valentina B.

La Bernhart Executive Search Associates (LLC) ha effettuato una ricerca attraverso un sondaggio online su 448 professionisti di marketing dal 16-22 agosto 2010. Secondo questo studio le prospettive di lavoro per i disoccupati di direct marketing si sono deteriorate drasticamente: l’attesa media tra coloro che cercano attivamente il lavoro è oggi di 12 mesi, rispetto ai 6,5 mesi dello scorso anno.

Tra i partecipanti all’indagine i due terzi (67%) dichiarano di essere stati alla ricerca di un lavoro nel campo del marketing per più di 7 mesi, mentre solo il 21% ha atteso circa 3 mesi. Inoltre, quasi 1/3 dei disoccupati dicono di aver cercato un posto di lavoro a tempo pieno nella sfera marketing per oltre 18 mesi.

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La Bernhart Executive Search Associates ha inoltre suddiviso i disoccupati in livelli salariali. Dalla ricerca è risultato che chi appartiene ad una fascia di reddito basso ha avuto leggermente più successo nel trovare un posto di lavoro rispetto agli appartenenti ad una fascia di stipendio più alto.

Con l’aumento dell’età, inoltre, le difficoltà nel trovare un impiego crescono drammaticamente. Per esempio, il 100% degli intervistati tra i 30 e i 39 anni ha affermato di aver cercato un’occupazione per meno di un anno, mentre il 50% dei disoccupati tra i 50 e i 59 anni ha dichiarato di aver atteso un posto di lavoro per oltre un anno. Tra le persone con età superiore ai 60 anni, il tempo di ricerca media è stato superiore ai 18 mesi.

I risultati, tuttavia, sono coerenti con il contesto del mercato globale statunitense. A luglio la US Bureau of Labor Statistics ha riferito che la durata media nazionale di disoccupazione era di 22,2 settimane, pari a circa 5 mesi.

Molti ruoli di marketing richiedono inoltre competenze specifiche, maggiore formazione e livelli di istruzione più elevati rispetto ad altre tipologie di lavoro.

E la vostra esperienza nella ricerca di un lavoro nel campo del marketing qual è stata?

Social Media Marketing: l’importante è controllare

29 agosto, 2010 (08:00) | Social Media Marketing | Di: Joel

Il 63% dei marketers usa il social media marketing, e più della metà di coloro che dichiarano il contrario già annuncia di essere intenzionata a saltare sul carro entro la fine dell’anno. Ma perché?

L’”Extra Mile Audience Research” ha condotto uno studio per Pivotcon, e questi sono i risultati:

Alla domanda “Perché ritenete il social media marketing così utile?”, le risposte sono state le seguenti:

  • “Ci siamo accorti che il social media marketing è uno strumento efficace per i brand come per i prodotti” – 70%
  • “Il target a cui ci rivolgiamo usa abitualmente i social media” – 62%
  • “Abbiamo visto che gli utenti di social media percepiscono le informazioni in maniera diversa” – 47%
  • Perché usiamo i social media per quello che riguarda assistenza clienti e risorse umane” – 40%

Lo studio rivela che la quasi totalità dei marketers in questione ha intenzione di aumentare il suo investimento in questo settore. Questo significa quindi che un gran numero di persone considera utile investire nei social media.

Ma è qui che arriva la parte interessante:

“43% dei marketers che sono attivi nel social media marketing non hanno nemmeno iniziato ad implementare qualsivoglia tipo di programma di analisi e misurazione.”

Aggiungeteci pure questo:

“A dispetto dell’intensa concentrazione e degli ingenti investimenti sul social media marketing, solo il 30% del campione considera i loro sforzi nel settore come “molto soddisfacenti”. Il 59% degli intervistati classifica il risultato dei propri sforzi come “abbastanza soddisfacente”.”

In quale altro campo si ritiene accettabile questo tipo di feedback?
Prendiamo un esempio molto terra terra: Se un’azienda ingaggiasse un’agenzia, incaricandola di mettere in piedi una campagna efficiente, e questa tornasse dal cliente con una fattura e un pezzo di carta con su scritto “pensiamo che abbia funzionato”, l’agenzia si ritroverebbe a spasso nel giro di un minuto.

Eppure, si continuano a investire tempo e risorse in Twitter, Facebook e Youtube senza un piano preciso e senza strumenti di controllo, solo perché la credenza comune afferma che quelli sono “strumenti efficaci”.

Nessuno afferma che puntare sui social media sia sbagliato, ma è anche vero che una domanda rimane: Perché non usare gli stessi criteri di valutazione che vengono usati in ogni altra situazione? Perché puntare al “quasi soddisfacente”?

Tornando allo studio, della piccola percentuale che afferma di avere una strategia in merito al social media marketing, il 93% di questi afferma di usare abitualmente i programmi di analisi dei dati web e soprattutto Google analytics per misurare il successo della loro strategia. Il 56% dice di usare qualche tipo di programma di analisi su Twitter, e un numero ancora più esiguo utilizza abitualmente gli strumenti di analisi dei link (link tracking tools).

Metodi di controllo del social media marketing

L’universo dei Social Media è appena al suo inizio, quindi non ci sono dubbi che nel tempo di un anno o due ci saranno strumenti più sofisticati per tracciare l’efficienza di un retweet o di un “mi piace” su Facebook. Ma questo non implica che la soluzione sia sedersi ad aspettare. Scoprite quello che è misurabile e fissate un obiettivo.

Magari tener d’occhio l’aumento di sostenitori, magari contare i click su un tweet promozionale, magari annotare il numero di persone che commentano il vostro video su YouTube.

Non c’è garanzia che queste cose vi aiutino a migliorare i vostri margini di profitto, ma mantenere la propria nomea rispetto al pubblico non può che giovare.

L’importante è esserne consapevoli!