Twitter invaderà il web con @anywhere
Il nome del nuovo framework di Twitter, @anywhere, non lascia molti dubbi sulle intenzioni della compagnia: Twitter vuole essere presente ovunque sul web.
Un progetto che suona alquanto ambizioso, ma che a sentire il co-fondatore Biz Stone è realistico: “Sarete in grado di seguire un giornalista del New York Times in diretta, tweetare su un video senza lasciare YouTube, scoprire nuovi account Twitter mentre starete visitando la homepage di Yahoo!“.
Impressionante la schiera di siti che ha già detto sì al progetto, prima ancora che venga ufficialmente varato: Amazon, AdAge, Bing, Citysearch, Digg, eBay, The Huffington Post, Meebo, MSNBC.com, The New York Times, Salesforce.com, Yahoo!, YouTube.
Come vedete il futuro di Twitter?
Overdose da Facebook

Se non potete fare a meno di aggiornare in continuazione il vostro profilo, se per voi taggare è diventata una mania, e al caffè con gli amici preferite una conversazione in chat…allora potreste rischiare di diventare dipendenti dai social newtork.
Facebook, Twitter e Messanger ad esempio, non solo vengono usati per condividere momenti di aggregazione tramite foto, status e link, ma possono dar luogo ad una vera e propria ossessione in chi ne abusa.
In generale si chiama “Internet addiction disorder” il tipo di disagio di chi non può stare lontano dalla rete, manifestando segni di insofferenza paragonabili a quelli dei tossicodipendenti in astinenza quali ansia, depressione, perdita del controllo di sè e di ciò che sta attorno.
“L’overdose da Faebook” non è stata ancora classificata come patologia vera e propria, tuttavia nel soggetto dipendente esiste e cresce una sindrome latente.
Ma cosa porta a questo stadio? E’ davvero così facile perdere il contatto con la realtà?
La dipendenza dai social network sembra essere dovuta al forte senso di sicurezza, di personalità e di socialità che tale forma di siti provocano.
Gli effetti più comuni scaturiti da questa ossessione si riflettono nel trascurare l’ambiente familiare, lavorativo e sociale. Sono i contatti virtuali a prendere il sopravvento, perchè l’amicizia creata nei social network genera sicurezze e autostime fittizie.
Per curare questi “maniaci del web” è nato alle Molinette di Torino il primo ambulatorio dedicato a ciò all’interno del dipartimento di Neuroscienze, diretto dal professor Filippo Bogetto.
L’idea è nata al termine di una ricerca su un centinaio di persone, diventata poi tesi di laurea.
Si tratta di un ambulatorio per le “nuove” dipendenze: non solo verso i social network, ma anche da internet in generale, senza dimenticare la dipendenza da gioco d’azzardo e videopoker. Naturalmente però, i “malati di Facebook” rappresentano l’emergenza più sentita in questo periodo.
Tra i casi finora segnalati troviamo persone che soffrono di insonnia o che arrivano tardi al lavoro dopo ore passate davanti al computer durante la notte. Sono ancora inesistenti dati certi sul fenomeno in quanto è presto per tracciare bilanci e identikit, si presume comunque che in futuro l’ambulatorio di Torino non resterà il solo in Italia.
Non diamo però per scontato che “addicted” siano solo i giovani, anche gli adulti possono sviluppare questa stessa mania e trasmetterla alla prole!
Infatti un padre o una madre che stanno ore ed ore davanti al computer, probabilmente cresceranno figli che riprodurranno i medesimi comportamenti, e che finiranno loro stessi con lo stare ore e ore a chattare, commentare e allegare video.
Visto che facebook è vietato ai minori di 13 anni, dobbiamo aspettarci che nel futuro tale limitazione venga cancellata?
I nostri figli saranno dunque “la generazione dei tag” fin dalla prima infanzia?
Cosa significa ricerca sociale per la SEO
La ricerca sociale è l’ultimo vero passo avanti compiuto da Google in termini di innovazione collegata al web marketing. Si tratta, in soldoni, di estrapolare le connessioni dell’utente loggato e incorporarle nei risultati di una normale ricerca effettuata sulla rete.
L’idea alla base della ricerca sociale è sostanzialmente di ottenere una risposta da “amici” piuttosto che da anonimi siti web.
Google può attivare la social search attraverso svariati canali, tra i quali gli account Gmail, le trascrizioni Google Talk, i feed RSS, Picasa, Flickr, FriendFeed e naturalmente Twitter.
Generalmente i risultati della ricerca sociale appaiono verso il fondo della prima pagina, ma ciò dipende anche dalla rilevanza. Una gran trovata, senza ombra di dubbio, per aumentare la pertinenza e la produttività delle ricerche.
Per adattarsi al meglio a questa nuova frontiera della ricerca online e quindi ottenere benefici in termini di SEO, un marketer può valutare di fare le seguenti mosse:
- essere costantemente presente su Twitter, postando con regolarità e mantenendo il proprio account attivo a tutti gli effetti. Consigliato l’utilizzo di parole-chiave, come su siti e blog, e una politica di incremento degli iscritti;
- non sottovalutare gli altri profili sociali della propria azienda, come Google Buzz e Facebook: aggiornamenti frequenti e contenuti di valore;
- ottimizzare le newsletter, che la ricerca sociale “legge” grazie a Gmail. I messaggi possono essere inviati tramite posta elettronica ma anche trovati attraverso la desktop search;
- produrre feed RSS full-text: un feed incompleto, contenente le prime frasi o il primo paragrafo di un articolo, ha meno chances in termini di piazzamento e traffico.
La crescita di Foursquare: i numeri
In soli 366 giorni di vita, Foursquare conta più di mezzo milione di utenti, 1,4 milioni di sedi e 15,5 milioni di checkins. E il suo trend è in ulteriore crescita. I dati resi noti da Experian Hitwise parlano chiaro e sono rivelatori di un fenomeno dirompente.
Non sono soltanto le applicazioni mobili a segnare il boom, ma anche il sito stesso Foursquare.com, il cui referente numero uno è Facebook, che ha veicolato il 33% delle visite la scorsa settimana. Una quota decisamente superiore rispetto a Google (22%) e Twitter (8%).

In forte aumento anche le ricerche per Foursquare, pari al 0,00032% circa del totale negli Stati Uniti. Con oltre 15,5 milioni di checkins, quasi 300.000 dei quali totalizzati ieri, il futuro sembra davvero roseo.
Più touch di così non si può: un click a portata di mano
Dimenticate LCD e OLED: il futuro dei touchscreen potrebbe essere la vostra pelle!!!
I ricercatori della Carnegie Mellon University e il laboratorio di ricerca Microsoft di Redmond hanno sviluppato un prototipo funzionante di un sistema chiamato Skinput che trasforma la superficie corporea sia in schermo che in dispositivo di input.
Per fare ciò Skinput fa uso di un microproiettore, incorporato in un bracciale a fascia, che riproduce la tastiera sulla pelle e proietta l’immagine nell’avambraccio o nella mano di una persona. Quando l’utente tocca una voce o un’icona del menù sull’epidermide, un rivelatore acustico presente nella fascia riconosce le piccole vibrazioni generate dalle pressioni e analizza la frequenza del suono per determinare quale area della pelle è stata attivata.
Questo sistema è ancora in fase di prototipo ma offre una panoramica interessante di ciò che potrebbe riservarci il futuro in termini di interazione uomo-computer.
Cosa ne pensate? Usereste la vostra pelle come touchscreen?



