Blog sul marketing de L'Ippogrifo®


Facebook come aggregatore di news? Una realtà

8 febbraio, 2010 (09:00) | Web Marketing | Di: Davide

La scorsa settimana Facebook ha pubblicato alcune istruzioni su come fare del social network il vostro canale personalizzato di notizie riducendo al minimo le news non rilevanti. Ispirato dalla novità, Hitwise è andato a guardare i numeri e ne è valsa la pena, dato che Facebook sembra davvero essere a buon punto nella sua strategia di crescita come veicolo di notizie.

Le statistiche Hitwise mostrano che FB è nettamente in vantaggio nell’invio di notizie ad altri siti rispetto a molti altri famosi aggregatori di notizie.

facebook-news-websites_web-marketing

Dopo Google (17,32%), Yahoo (7,89%) e MSN (4,43%), Facebook è il quarto referente più importante per i news websites. Dice Hitwise: “News and Media è l’industria numero 11 dopo Facebook, ricevendo il 3,69% del traffico del sito di social networking. Per offrire un confronto, il 6% del traffico di Facebook è andato a Shopping and Classifieds la scorsa settimana, il 6% a Business and Finance e il 15% a siti di intrattenimento (YouTube in particolare)“.

Il settore News, naturalmente, non è l’attività più importante per Facebook. Ma i dati mostrano che sta crescendo continuamente. Potrebbe essere “Faccialibro” la prossima grande destinazione per le news?

La politica di Google sui link a pagamento

7 febbraio, 2010 (09:00) | Web Marketing | Di: Davide

Quello che vi proponiamo oggi è un sunto, estrapolato dai passi più significativi, di un post pubblicato due giorni fa sul blog ufficiale italiano di Google da Stefano Bezze e Alfredo Pulvirenti (Search Quality Team). Tema: Google e il suo rapporto con i link a pagamento.

La ricerca naturale di Google funziona perché può contare su milioni di persone che inserendo link sulle pagine dei loro siti web ci aiutano a determinare quali siti offrano contenuto di valore. Google analizza l’importanza e rilevanza di ogni pagina web utilizzando più di 200 segnali ed una varietà di tecnologie, incluso il PageRank™, che ci permettono di determinare i siti che sono stati “votati” come le migliori risorse di informazioni dagli altri siti in giro per il web“.

Meritocrazia e democrazia del web, insomma, sono i punti fermi su cui si basa l’algoritmo del motore di ricerca e la sua logica SEO.

In questa prospettiva – proseguono gli autori della nota – è evidente che ogni cosa che cerca di manipolare artificiosamente il posizionamento del tuo sito o il suo PageRank può solo andare contro la filosofia di Google. Nonostante ciò, alcuni proprietari di siti e webmaster comprano e/o vendono link (includiamo anche i post a pagamento) per passare PageRank non curandosi della qualità di questi link, con l’unico fine di forzare il posizionamento dei siti in questione. Questo a dispetto degli altri webmaster che lavorano duro per creare ottimi contenuti e servizi per i loro utenti, aumentando così in maniera naturale la loro popolarità“.

Comprare link a pagamento – ammoniscono Bezze e Pulvirenti – è contrario alle Linee Guida di Google e può comportare un cattivo posizionamento del sito in questione nei risultati di ricerca. Tuttavia precisano: vendere link non è sempre sbagliato. “Quando i link venduti non passano PageRank e quindi non influenzano i motori di ricerca, vanno assolutamente bene. Per esempio, i link a scopo pubblicitario che non passano PageRank e non manipolano i risultati sono perfettamente ok. I link comprati per generare traffico o per scopi pubblicitari possono essere creati aggiungendo un attributo rel=”nofollow” al tag e implementando un reindirizzamento di questi link a una pagina intermedia che è esclusa dall’indicizzazione attraverso un file robots.txt“.

Attraverso gli Strumenti per il webmaster, spiegano gli uomini Google, è possibile segnalare alle funzioni algoritmiche del motore di ricerca siti che comprano o vendono link che passano PageRank: “Il vostro aiuto ci permetterà di conservare la meritocrazia nel web“.

Per chiudere, un consiglio pratico: “Contenuti e link sono entrambi importanti e la loro qualità dovrebbe essere collegata: contenuto utile attirerà link di valore“.

Social media policy solo per il 29% delle compagnie

6 febbraio, 2010 (09:00) | Social Media Marketing | Di: Davide

Malgrado la clamorosa popolarità dei mezzi di comunicazione sociale, soltanto il 29% delle compagnie conta su una vera e propria politica formale sui social media. Le restanti realtà imprenditoriali, in qualche modo, brancolano nel buio o navigano a vista. A rivelarlo è un reportage dei servizi per l’impiego Manpower.

Naturalmente, come già saprete, gran parte delle aziende è solita bloccare i siti più popolari quali YouTube, Facebook e Twitter. Ma c’è una bella differenza tra una politica scritta e un provvedimento preso dal giorno alla notte.

La maggior parte delle aziende che possiedono una politica precisa (il 63%) sostiene sia efficace. Ma c’è dell’altro, perché le social media policies possono riguardare anche aspetti che esulano dalle ore di lavoro e dal comportamento degli impiegati. Possono, in particolare, attenere all’assetto delle società: è possibile ad esempio stabilire ciò che i dipendenti possono e non possono rivelare a proposito dell’azienda sui mezzi di comunicazione sociale, anche se in questi casi il rischio di aprire contenziosi intricati è molto alto.

Naturalmente una politica particolarmente stringente quando si utilizzano i social media per finalità di impresa diventa difficilmente praticabile. Siti come LinkedIn, in alcuni ambiti, sono strumenti troppo importanti per potersene privare a cuor leggero e questa potrebbe essere una spiegazione di una quota così bassa di politiche formali riguardanti i social media.

Voi che ne dite?

Corso di Marketing semplificato

5 febbraio, 2010 (11:59) | Marketing Virale | Di: Tiziano

Ecco un ottimo modo per ricordare i diversi settori del Marketing, grazie a questo virale che si sta diffondendo in rete, creato dall’agenzia MediaEngine.

Cheetos portrait

5 febbraio, 2010 (09:00) | Marketing Non Convenzionale | Di: Davide

Guardate cosa è riuscito ad architettare con 50 sacchetti di Cheetos e qualche spruzzo di vernice l’artista Eclectic Asylum Art, probabilmente ispirato dalla notizia dell’esorbitante cifra ricevuta da Conan O’Brien per abbandonare “The Tonight Show”. Incredibile!

Mobile Advertising, piccolo ma promettente

4 febbraio, 2010 (12:15) | Mobile Marketing | Di: Tiziano

Secondo lo studio effettuato dall’Osservatorio Mobile Marketing & Service del Politecnico di Milano sulla comunicazione tramite cellulare, è risultato che gli investimenti delle aziende italiane in mobile advertising sono cresciuti del 20% nello scorso anno rispetto al 2008, rubando la stessa percentuale ai tradizionali mezzi pubblicitari.

Per Andrea Boaretto, corresponsabile della ricerca:

“Il Mercato del Mobile Advertising è nato da pochissimi anni, e a oggi vale 32 milioni di euro. Pur essendo ancora di dimensioni ridotte presenta dinamiche interessanti anche perché il fenomeno è legato alla sempre maggior e diffusione di terminali di ultima generazione, come gli smartphone, l’iPhone e, da ieri, l’Ipad”.

Il Mobile Marketing ha potuto svilupparsi in un periodo di crisi finanziaria in cui alcune aziende hanno preferito ridurre i propri investimenti pubblicitari nei mezzi tradizionali, e concentrarli su mezzi innovativi che permettono di avere una relazione diretta col consumatore, ma soprattutto il livello di investimento per queste forme di pubblicità non è elevato, per cui le aziende che promuovono piani in questo tipo, non devono stanziare budget elevati.

Le future dinamiche di questo mercato sono sicuramente positive, considerato che smartphone e device evoluti hanno raggiunto in Italia una penetrazione del 31%, mentre le persone che hanno navigato almeno una volta via cellulare nel 2009 sono state  circa 8 milioni, inoltre con il dilagare dell’iPhone, si è assistito a un enorme crescita degli applicativi “brandizzati”.

I settori che più hanno applicato questo sistema di promozione, sono soprattutto l’intrattenimento, l’editoria e media, l’abbigliamento, il settore accessori. Tuttavia c’è ancora un certo timore nell’approccio al mobile marketing, secondo i risultati della ricerca, molte aziende italiane, anche se interessate, poi faticano a tradurre questo interesse in iniziative concrete.

Social media, il 49% dei marketer reclama maggiori investimenti

4 febbraio, 2010 (09:00) | Social Media Marketing | Di: Davide

chart_social-media-marketing

Titolo del sondaggio proposto da MarketingSherpa: quale delle seguenti affermazioni meglio descrive la percezione del Social Media Marketing all’interno della vostra organizzazione in fase di bilancio? Gli addetti ai lavori si scatenano e si dividono. Ma una cosa è certa: il marketing che si diffonde per via sociale è ormai una realtà che non si può ignorare né sottovalutare.

Considerato che i mezzi di comunicazione sociale si trovano ancora nella propria infanzia, è significativo che un buon 7% dei marketers intervistati affermi con certezza che stanno producendo ROI in modo ragguardevole e che dovrebbero essere finanziati generosamente.

Quasi la metà del campione (49%), inoltre, risponde che i social media sono una realtà importante nel panorama del marketing, che promettono una buona produzione di ROI e che il budget a loro favore va indubbiamente aumentato.

Il 17% delle organizzazioni che credono che il Social Media Marketing sia fondamentalmente gratuito, e tale debba rimanere, sono destinati ad ottenere ciò per cui pagano.

Da una parte, dunque, coloro che hanno raggiunto la fase strategica dell’attività nel marketing sociale vedono un ritorno incoraggiante dei propri investimenti; d’altro canto le aziende che stanno attraversando la fase di prova si dimostrano più scettiche. Voi cosa rispondereste?

Guerrilla Marketing sul grande schermo

3 febbraio, 2010 (11:55) | Guerriglia marketing | Di: Tiziano

Da tempo la multinazionale svedese del mobile fa parlare di sé, proponendo costantemente campagne pubblicitarie che colpiscono nel segno sia sui mezzi tradizionali che non.

Ma una delle iniziative del reparto marketing di Ikea ha fatto molto discutere per la sua invasività. Nella campagna di guerrilla marketing lanciata in Austria, un gruppo di “guerriglieri” si è introdotto in diverse sale cinematografiche e muniti di un miniproiettore sono stati in grado di proiettare sul grande schermo i nomi e i prezzi dei mobili Ikea che comparivano nelle scene dei film, poi per coronare il tutto, all’uscita delle sale dei ragazzi distribuivano i nuovi cataloghi.

Sicuramente con questa strategia  la visibilità è assicurata, ma provocherà l’effetto desiderato, o il pubblico si sentirà più irritato che invogliato all’acquisto?

Voi come reagireste?