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Categoria: Legge

Twitter proibito in campagna elettorale

23 luglio, 2009 (20:51) | Comunicazione, Comunicazione Politica, Curiosità, Internet, Legge, Social Network | Di: Jefree

twitter-marketing- politica

Dal Giappone arriva la notizia che i cinguettii più famosi del momento, quelli di Twitter appunto, sono vietati in periodo di campagna elettorale.

La nota piattaforma di microblogging sarebbe ritenuta uno strumento che va a violare il regolamento di una corretta propaganda.

Tutto nasce dall’intervento di Kenzo Fujisue, senatore democratico all’opposizione, che chiedeva delle delucidazioni all’esecutivo in merito alla campagna elettorale per il rinnovo della Camera Bassa, che avrà inizio il 18 di Agosto con la resa dei conti al 30.

Per le autorità nipponiche, i messaggi inviati con Twitter, sono riconducibili a quei mezzi e metodi che la norma sulle elezioni pubbliche ritiene fuori legge se usati come strumenti di propaganda elettorale.

Ecco che Twitter, che ha avuto nell’ultimo periodo un incremento esponenziale delle utenze, si trova a fare i conti con le prime avversità.

Il social network si dimostra in ogni caso un ottimo strumento per la comunicazione di aziende, enti e istituzioni, inoltre sembra un eccellente mezzo per fare giornalismo in un modo nuovo, immediato e funzionale, perfetto e indispensabile per qualsiasi ufficio stampa che si rispetti.

Che sia l’inizio di una lunga ascesa di Twitter in fatto di popolarità ?

Potrebbe succedere una cosa del genere in Italia?

Carlucci: “In sei mesi la legge sullo spettacolo”

16 marzo, 2009 (19:23) | Legge | Di: Fabrizio Ferrara

Istituire la figura di un «manager» per gestire una compagnia di spettacolo formato dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, promuovere la diffusione della danza italiana all’estero, liberalizzare le esibizioni degli artisti di strada, non applicando le tasse per l’occupazione di suolo pubblico e di commercio ambulante. C’è un po’ di tutto nella proposta di «legge quadro per lo spettacolo dal vivo» firmata da Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi, deputati del Pdl, e illustrata ieri in conferenza stampa alla Camera. Un provvedimento «generico» assegnato qualche giorno fa all’esame della commissione Cultura di Montecitorio. Ma che, ha spiegato la Carlucci insieme ad altri parlamentari come Fiorella Ceccacci (Pdl), Emilia De Biasi (Pd), Paola Goisis (Lega), è stato posto tra le priorità dei lavori in commissione. Sul settore dello «spettacolo dal vivo» c’è un vuoto legislativo, visto che dopo l’emanazione della legge «madre» del 1985, istitutiva del Fus (il Fondo unico per lo spettacolo) non sono mai state varate dal Parlamento le leggi «figlie».La pdl chiede anche agevolazioni fiscali: introduzione della pubblicità «indiretta» e agevolazioni alle imprese di spettacolo simili a quelle concesse alle Pmi. Il mondo dello spettacolo, hanno spiegato le deputate (bipartisan) intervenute, ha bisogno di una riorganizzazione. «Anche la Lega ha capito che in questa materia ci deve essere una visione unitaria al finanziamento. Nella nostra proposta di legge c’è l’idea di riconoscere dei criteri. Uno è di merito. Mancano all’appello 80 milioni di euro e non sono pochi e io so che il ministro Bondi si sta impegnando. Ci deve essere trasparenza nell’utilizzo dei soldi pubblici. Questo controllo lo deve fare il ministero non il Parlamento. Nella mia legge c’è un’ampia parte dedicata al welfare. I lavoratori dello spettacolo sono sicuramente i più precari. Piacerebbe che tutte queste buone idee convergano in una legge entro sei mesi».

La disciplina dei Blog

14 novembre, 2008 (15:04) | Legge | Di: Ufficio Stampa

Un anno fa il governo Prodi approvava il Disegno di legge Levi-Prodi, che prevedeva per tutti i blog l´obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione su di loro dei reati a mezzo stampa. Ad un anno di distanza nuova proposta di legge, la 1269: "Nuova disciplina del settore dell´editoria e delega al Governo per l´emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria".

Ecco i punti salienti della legge anti-blog:

Art. 2.(Definizione di prodotto editoriale). 1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Art. 8.(Attività editoriale sulla rete internet). 1. L´iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell´applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. 3. Sono esclusi dall´obbligo dell´iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un´organizzazione imprenditoriale del lavoro. Tutti i blog rientrano nella categoria evidenziata dall´articolo 2. Ogni blogger deve iscriversi al ROC e può essere soggetto ad accuse di reati di stampa. Chi invece aggira la legge non registrandosi al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina e quindi perseguibile penalmente.

L’avanzata dei prodotti solidali

30 giugno, 2007 (12:43) | Legge | Di: simone

Un trend in forte sviluppo che coinvolge diverse aree del largo consumo è rappresentato dalla spesa per l’acquisto di prodotti etici, che in Italia nel solo 2005 è cresciuta di oltre il 27%.
Partito come un fenomeno di nicchia, relegato in pochi negozi specializzati, l’acquisto etico ha raggiunto nel corso di pochi anni dimensioni rilevanti.
Questa tendenza non è sfuggita ai grandi gruppi, che stanno progressivamente adeguando la propria offerta in modo da includere anche prodotti etici nel proprio portafoglio.
La lista di prodotti equo-solidali disponibili sul mercato si è allungata di conseguenza fino ad includere le più svariate categorie merceologiche: dai tradizionali caffè the e cioccolato fino a prodotti come jeans e carte di credito. Anche l’acqua minerale ha il suo marchio etico: per ogni bottiglia di acqua Ethos venduta a un dollaro e ottanta Starbucks destina 5 centesimi a favore dei bambini nei paesi in via di sviluppo. American Express ha recentemente lanciato la Carta Red: con ogni acquisto effettuato tramite questa carta si contribuisce al Fondo per la lotta all’Aids ideato da Bono Vox, il leader degli U2. Questa collaborazione ha destato l’interesse anche di altre multinazionali, al punto che Armani, Nike e Converse e numerose altre aziende hanno aderito all’iniziativa contrassegnando una serie di prodotti con un apposito marchio rosso. Tutti i prodotti così contraddistinti contribuiscono con una percentuale del prezzo pagato al sostentamento del fondo citato.
Ma l’interesse per il solidale coinvolge un po’ tutti: la prestigiosa catena di grandi magazzini Marks & Spencer propone sui propri scaffali solo caffè e the equo-solidali, mentre Nestlè ha recentemente lanciato un caffè in polvere certificato che garantisce adeguati guadagni ai produttori locali e ne tutela le condizioni di lavoro. Anche il gigante dei jeans Levi’s ha dichiarato di selezionare i propri fornitori di cotone scegliendo esclusivamente tra i produttori "organici" certificati. Oltre agli evidenti vantaggi in termini di immagine (molte multinazionali sono state chiamate al banco degli imputati più di una volta per motivi di carattere etico legati alle condizioni di lavoro che alcuni loro fornitori impongono nei paesi dove avviene la produzione) c’è anche la possibilità di rivolgersi ad un target nuovo e per molti aspetti promettente.
Recenti studi evidenziano nfatti come il consumo di prodotti solidali sia in forte espansione nella fascia di età che va dai 15 ai 24 anni, un segmento decisamente appetibile per molte aziende.
Articolo tratto da mymarketing.it

Laffermazione del negozio monomarca

30 giugno, 2007 (12:41) | Legge | Di: simone

Una tendenza in forte crescita, specie nel settore dell’abbigliamento, è il proliferare di negozi monomarca, cioè con prodotti facenti capo ad un unico brand.
Mymarketing.net mette l’accento al fenomeno dell’apertura di nuovi centri commerciali, con dimensioni consistenti e una vasta offerta disponibilità di spazi interni, che ha ulteriormente favorito una diffusione capillare di negozi monomarca in tutto il territorio. Per alcune categorie merceologiche il maggiore livello di specializzazione garantito da queste tipologie di negozi è coinciso con una migliore differenziazione in termini di gamma e proposte.
Catene di intimo come ad esempio Calzedonia e Yamamay hanno infatti dato un forte impulso al settore, ampliando la gamma di offerta introducendo nello stesso tempo una maggiore creatività e stagionalità nell’assortimento.
Uno dei motivi alla base del successo di questa formula distributiva è la forte specializzazione a livello di prodotto, che rafforza il legame tra consumatore e brand, a tutto vantaggio delle marca.
Se nel tradizionale negozio multimarca i legami affettivi più forti del cliente sono quelli relativi all’insegna o a al proprietario in quello monomarca è la fedeltà al brand la variabile fondamentale. Inizialmente attratto dalla forte specializzazione dei prodotti il consumatore spesso scopre, all’interno del negozio, che l’offerta è molto più ampia di quanto immaginato: Louis Vitton oltre ai tradizionali accessori propone anche vestiti, mentre Geox affianca alle famose scarpe sportive modelli più eleganti ma anche capi di abbigliamento e Montblanc spazia dagli articoli per la scrittura ad una vasta gamma di accessori.
I vantaggi per la marca sono numerosi, dalla maggiore fidelizzazione della clientela all’assenza dei diretti concorrenti spesso presenti nel negozio tradizionale.
Anche la citata migliore possibilità di differenziazione, derivante dall’estensione del numero di categorie merceologiche presentate nel punto vendita, consente di affacciarsi in nuovi settori, mentre la velocità di riassorbimento e il legame più diretto con il cliente garantiscono un più rapido aggiornamento della merce. Un altro aspetto da considerare, specie per i marchi più commerciali, è il maggior valore percepito da parte del cliente nel momento in cui effettua l’acquisto. Il paio di scarpe comprato nel negozio monomarca ha infatti un impatto emozionale diverso rispetto al medesimo acquisto effettuato in un negozio tradizionale, il che può consentire, ad esempio, migliori margini a livello di prodotti.
Il fenomeno dei negozi monobrand è un realtà in forte crescita in America e Asia ma anche in Europa e in particolare in Italia il trend appare positivo, sia per il franchasing che per i negozi di propriet.