Twitter proibito in campagna elettorale

Dal Giappone arriva la notizia che i cinguettii più famosi del momento, quelli di Twitter appunto, sono vietati in periodo di campagna elettorale.
La nota piattaforma di microblogging sarebbe ritenuta uno strumento che va a violare il regolamento di una corretta propaganda.
Tutto nasce dall’intervento di Kenzo Fujisue, senatore democratico all’opposizione, che chiedeva delle delucidazioni all’esecutivo in merito alla campagna elettorale per il rinnovo della Camera Bassa, che avrà inizio il 18 di Agosto con la resa dei conti al 30.
Per le autorità nipponiche, i messaggi inviati con Twitter, sono riconducibili a quei mezzi e metodi che la norma sulle elezioni pubbliche ritiene fuori legge se usati come strumenti di propaganda elettorale.
Ecco che Twitter, che ha avuto nell’ultimo periodo un incremento esponenziale delle utenze, si trova a fare i conti con le prime avversità.
Il social network si dimostra in ogni caso un ottimo strumento per la comunicazione di aziende, enti e istituzioni, inoltre sembra un eccellente mezzo per fare giornalismo in un modo nuovo, immediato e funzionale, perfetto e indispensabile per qualsiasi ufficio stampa che si rispetti.
Che sia l’inizio di una lunga ascesa di Twitter in fatto di popolarità ?
Potrebbe succedere una cosa del genere in Italia?
Istituire la figura di un «manager» per gestire una compagnia di spettacolo formato dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, promuovere la diffusione della danza italiana all’estero, liberalizzare le esibizioni degli artisti di strada, non applicando le tasse per l’occupazione di suolo pubblico e di commercio ambulante. C’è un po’ di tutto nella proposta di «legge quadro per lo spettacolo dal vivo» firmata da Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi, deputati del Pdl, e illustrata ieri in conferenza stampa alla Camera. Un provvedimento «generico» assegnato qualche giorno fa all’esame della commissione Cultura di Montecitorio. Ma che, ha spiegato la Carlucci insieme ad altri parlamentari come Fiorella Ceccacci (Pdl), Emilia De Biasi (Pd), Paola Goisis (Lega), è stato posto tra le priorità dei lavori in commissione. Sul settore dello «spettacolo dal vivo» c’è un vuoto legislativo, visto che dopo l’emanazione della legge «madre» del 1985, istitutiva del Fus (il Fondo unico per lo spettacolo) non sono mai state varate dal Parlamento le leggi «figlie».La pdl chiede anche agevolazioni fiscali: introduzione della pubblicità «indiretta» e agevolazioni alle imprese di spettacolo simili a quelle concesse alle Pmi. Il mondo dello spettacolo, hanno spiegato le deputate (bipartisan) intervenute, ha bisogno di una riorganizzazione. «Anche la Lega ha capito che in questa materia ci deve essere una visione unitaria al finanziamento. Nella nostra proposta di legge c’è l’idea di riconoscere dei criteri. Uno è di merito. Mancano all’appello 80 milioni di euro e non sono pochi e io so che il ministro Bondi si sta impegnando. Ci deve essere trasparenza nell’utilizzo dei soldi pubblici. Questo controllo lo deve fare il ministero non il Parlamento. Nella mia legge c’è un’ampia parte dedicata al welfare. I lavoratori dello spettacolo sono sicuramente i più precari. Piacerebbe che tutte queste buone idee convergano in una legge entro sei mesi».


