Blog sul marketing e strategie di marketing mix


Tassi d’adozione degli Smartphone: verità assolute o dati fuorvianti?

28 agosto, 2010 (08:00) | Tecnologia | Di: Joel

Da anni ormai, le previsioni sono totalmente concordi nel presumere che il futuro ruoterà attorno ai cellulari. Inoltre, il web via telefonino e la geo-location sono presentati come la naturale evoluzione dei social media.

Si è parlato abbondantemente di queste prospettive, ed esse si sono rivelate per la maggior parte veritiere: così come la tecnologia diventa più veloce ed efficiente, i telefonini stanno diventando più funzionali, aumentando il loro impatto sulle nostre vite.

Ma se il mobile web e la moltitudine di app che vengono messe a punto ogni giorno sono un nodo cruciale, com’è che così pochi fra noi possiedono uno smartphone?

I tassi di adozione globali continuano a crescere stabilmente (alle volte anche esponenzialmente) da un paio di anni a questa parte, ma l’incidenza sul mercato continua ad essere relativamente bassa.

Basta dare un’occhiata ad alcune delle più recenti statistiche europee e mondiali per accorgersi di quanto velocemente “il futuro” sia in ascesa, e di dove  precisamente esso si stia costruendo:

Rapporto comScore

I TASSI D’ADOZIONE IN EUROPA

Il Regno Unito è in testa per quello che riguarda i tassi d’adozione di smartphone, secondo uno studio comScore datato Marzo 2010. Nell’arco di tempo di un solo anno, il tasso d’adozione è balzato al 70%, raggiungendo la quota di 11 milioni di abbonati.

In Francia, Spagna e Germania la crescita è stata comunque sostanziale, attestandosi intorno a una media del 32%. La Francia, inoltre, possiede il secondo tasso d’adozione in ambito europeo, con una variazione di poco meno del 50% in un anno.

Tassi d'incidenza mondiali smartphone

Il trend più interessante evidenziato dallo studio è stato il passaggio a piani generalmente meno costosi, e più generici.

I piani di abbonamento mensili erano divisi in due gruppi: la categoria medio-bassa (piani più economici) e la categoria alta (più cara). Inutile dire che i tassi di adozione del primo gruppo hanno letteralmente stracciato quelli del secondo: in Spagna, giusto per fare un esempio, i piani economici hanno avuto una crescita superiore del 31% rispetto a quelli più cari.

In un periodo in cui gli smartphone vengono considerati le Rolls-Royce della telefonia mobile, la loro crescita sembra essere spronata dalle loro qualità di accessibilità e convenienza. L’obiettivo non è quello di costruire un supercomputer portatile, ma piuttosto quello di creare strumenti efficienti ed economici destinati alle persone comuni.

I TASSI D’ADOZIONE NEL MONDO

I tassi d’adozione devono essere completati con l’incidenza sul mercato per avere un chiaro quadro della situazione. Il tasso d’adozione di un paese potrebbe infatti paradossalmente toccare il 100% se l’incidenza cambiasse da una a due persone.

Chiarito il contesto, sono questi i tre paesi con la maggiore incidenza sul mercato per quel che riguarda la questione Smartphone, secondo uno studio nielsenwire:

  • Italia – 28%
  • Spagna – 23%
  • U.S.A. – 17%

In maniera analoga, benché in Francia e Regno Unito i tassi d’adozione continuino a mantenersi alti, queste due nazioni si piazzano dopo gli Stati Uniti per quanto riguarda l’incidenza.

Il rapporto inoltre mette in luce alcuni dettagli interessanti: i possessori di Smartphone sono prevalentemente maschi, e guadagnano generalmente più di 100.000$ all’anno. Uno stipendio decisamente elevato per parlare di economicità e piani convenienti, giusto?
Non del tutto. Le statistiche mostrano come una netta maggioranza di utenti Smartphone consideri tuttora il prodotto alla stregua di una Rolls-Royce.

D’altro canto, questo implica solamente che c’è un immenso mercato, ancora non sfruttato, per quanto riguarda gli utenti “medi”, quelli che, come scritto sopra, volgono la propria attenzione a piani meno particolareggiati e più convenienti.

E voi, che tipo di utenti siete?

Il 15 settembre arriva Diaspora, l’anti-Facebook

27 agosto, 2010 (17:09) | Social Network | Di: Davide

Arriva dagli Stati Uniti, manco a dirlo, il primo vero antagonista di Facebook dal giorno della sua creazione. Diaspora – il nome è eloquente – è un social network che si propone come alternativa “open source” al sito di contatti sociali più famoso al mondo.

Il conto alla rovescia può iniziare: la piattaforma sarà svelata ufficialmente dai suoi fondatori (quattro studenti americani) il 15 settembre.

In cosa si diversificherà Diaspora dal sito di Mark Zuckerberg? Nella gestione dei dati personali, naturalmente. Che, almeno nell’intento dei “padri”, sarà a totale discrezione degli utenti. Che cosa dobbiamo aspettarci? “Un social network trasparente, facile ed intuitivo”.

Siete curiosi?

Qual è il rapporto tra i Social Networkers ed i Brands Aziendali?

27 agosto, 2010 (11:11) | Social Network | Di: Nicola

Non c’è dubbio che i social media siano diventati l’ambiente ideale per consentire alle persone di rimanere in contatto con amici, familiari e colleghi di lavoro, ma ora sembra che il social networking si ridefinisca come un modo per promuovere l’interazione tra le aziende e i loro clienti.
Invoke Solution
, leader mondiale per le ricerche qualitative, ha compiuto uno studio su 314 utenti social attivi (intendendo coloro che hanno almeno un account attivo sui social e si impegnano in un comportamento inerente ai media) per capire lo stato del social networking dal punto di vista dell’utente.
Tra i numerosi dati rilevati emerge che strumenti come Facebook e Twitter sono utilizzati dai social networkers per promuovere la comunicazione con le aziende, oltre che per mantenere i contatti con amici e parenti.

Lo studio ha mostrato che il 65% dei partecipanti segue una società o un brand su Facebook. Anche Twitter sta crescendo in relazione alle interazioni azienda-cliente; oltre il 31% degli utenti ha dichiarato di seguire una marca o un’azienda su Twitter, con forte evidenza che tale percentuale è in aumento.

I social networkers attivi, interagiscono coi brands attraverso vari modi:

• 47% ha postato un commento sulla pagina Facebook di una società;
• 41% ha letto blog;
• 32% ha postato sulla propria pagina Facebook un commento su un’azienda o un prodotto;
• 17% ha inviato tweeds brand su Twitter.

InvokeSolution comunicazione coi brands

Facebook continua a dominare i social media.

il 90% dei social networkers dicono che hanno un account Facebook che utilizzano attivamente;
• il 78% della rete sociale menziona il sito quando gli viene chiesto “a che cosa associ il social networking ?”, nel 31% dei casi viene citato Twitter.

grafoco 2

Eppure, molti social networkers ricercano le informazioni su brands o prodotti tramite i motori di ricerca ( 86% ) e siti aziendali ( 81% ).

Twitter aumenta la propria influenza.

Gli utenti che seguono i brands su Twitter ( 37% ) sono quasi il doppio di coloro che svolgono le ricerche sui blog aziendali ( 19% ), inoltre, a differenza degli altri social networkers, si impegnano nella comunicazione con le imprese con una vasta gamma di mezzi:

• Il 47% commenta o esprime reclami sui brands;
• Il 68% commenta pagine aziendali;
• Il 25% scrive sul proprio blog, post sui brands;
• il 35% degli intervistati possiede un account Twitter attivo;

Premiare l’interazione dei clienti.

Perché i social networkers diventano fans di un brand su Facebook?

• Il 60% degli utenti segue i rivenditori per ottenere coupons e sconti;
• Il 16% per avere informazioni esclusive;
• Il 12% per visualizzare i commenti di feedback imparziali sul rivenditore.

” Sapevamo tutti che la rete sociale è stata una forza trainante delle interazioni tra le persone. Ma il grado e la velocità a cui i consumatori si sono adattati al social networking per comunicare e scambiare informazioni con le aziende è sorprendente”, afferma Peter Mackey, vice presidente del reparto ricerca e sviluppo business di Invoke Solutions, “per di più le aziende ben attrezzate nel mondo dei social media, stanno vedendo un aumento nella soddisfazione del cliente e la percezione positiva dei loro brands; al contrario coloro che non si sono applicati adeguatamente in questo campo, stanno pagando un prezzo alto in termini di occasioni mancate, di immagine e diminuzione della soddisfazione “.

Meglio pensarci!

Come connettersi all’utente nel mondo digitale?

27 agosto, 2010 (10:19) | Web Marketing | Di: Nicola

Nel mercato di oggi, il cliente è sotto controllo e le imprese sono di fronte ad un nuovo livello di responsabilità . Paul Chaney, durante un seminario on-demand, dice come oggi i consumatori siano molto scettici e decisamente resistenti alle cariche degli inserzionisti , “La pressione è concentrata sul miglioramento del  targeting, così da raggiungere una maggiore rilevanza e ridurre al minimo i rifiuti”.

Qual è il modo migliore per connettersi con i consumatori di oggi?

“Attraverso i social media”, dice Chaney, “anche se è l’ultima cosa che vuoi fare!”
Nel corso del seminario, “Social Media Slowpokes: It’s Not Too Late to Connect With Your Costomers Online”, Chaney offre una guida ideale per gli operatori marketing social-wary ( coloro che sono diffidenti riguardo i social media ), compresi suggerimenti passo per passo per coinvolgere i clienti su Facebook, LinkedIn e Twitter. Tra le indicazioni principali:

Facebook
• impostare un profilo personale
• creare una pagina fan per attrarre i clienti di sostegno
• creare e pubblicizzare eventi
• formare gruppi per impegnarsi nelle conversazioni col pubblico
• creare e pubblicare annunci
• uso efficace del tasto “mi piace”

LinkedIn
• creare un importante primo profilo
• importare contatti per trovare i membri LinkedIn esistenti
• utilizzare LinkedIn Answers per dimostrare le tue conoscenze
• mantenere il profilo costantemente aggiornato

Twitter
• monitorare ciò che viene detto riguardo la tua azienda, i tuoi prodotti/servizi e
• monitorare la concorrenza
• raccogliere feedback su prodotti e servizi
• offrire un servizio proattivo ai clienti
• promuovere eventi
• guida il traffico al tuo sito web o blog.

Chaney sostiene che anche coloro che non possiedono una grossa esperienza in materia, possono sviluppare una presenza efficace all’interno dei social media seguendo le direttive principali indicate. Concludendo, nel mondo digitale di oggi scegliere di non adattarsi ai cambiamenti, rimanendo in una posizione “anti-social”, è una scelta che a lungo andare non sarà di certo vantaggiosa, ma al contrario finirà col penalizzare il business aziendale.

Quando il logo vince

26 agosto, 2010 (17:18) | Web Marketing | Di: Davide

logo_google

Questo non è semplicemente un post da relegare nella categoria delle curiosità. Si tratta, piuttosto, di una dimostrazione del fatto che nel web anche l’apparenza conta. Eccome!

Non è la prima volta che tocchiamo temi contigui alla grafica dei siti e al look delle pagine web. Il primo passo, nella fattispecie, è dotarsi di un logo vincente. Che sia perfettamente visibile e che possibilmente rimanga impresso nella mente di chi lo vede.

Ci allacciamo a questo per commentare l’ultimo studio commissionato da MyVoucherCodes.co.uk per scoprire quale, nel reame del web, è il logo più visto e più influente. Il vincitore, come in molti altri campi, ha un nome solo: Google. Il 34% dei 1.654 rispondenti, infatti, afferma che è il motore di ricerca a detenere il primato del logo più visto. Un successo probabilmente annunciato e nemmeno scalfito dalla concorrenza di Microsoft (15%) e Facebook (11%). Ecco la classifica:

1. Google – 34%
2. Microsoft – 15%
3. Facebook – 11%
4. Apple – 9%
5. Coca Cola – 8%
6. BBC – 7%
7. Sony -5%
8. Sky – 4%
9. Twitter – 3%
10. Blackberry -2%

Altri dati degni di nota: il 53% degli intervistati ha ammesso di utilizzare Google come correttore ortografico e poco meno del 25% ha la barra di ricerca Google installata nel proprio browser. Il 52% delle persone effettua una ricerca su Google tra le 10 e le 20 volte al giorno.

Ma la nostra domanda è: Twitter che cosa ci fa in fondo alla classifica?

Gli obiettivi della SEO: i top e i flop

26 agosto, 2010 (08:00) | Web Marketing | Di: Joel

Classifica obiettivi SEO

Per quello che concerne il raggiungimento di un gran numero di importanti obiettivi nel mondo del marketing, la SEO si è dimostrata uno strumento davvero utile. Ma di tutti gli obiettivi in agenda, quali sono quelli per cui la SEO si è rivelata maggiormente efficiente?

Il grafico in alto non tarda a darci una risposta precisa ed abbastanza dettagliata. Il sondaggio cui esso si riferisce ci viene presentato direttamente dal” MarketingSherpa’s 2011 Search Marketing Benchmark Report – SEO Edition“. La domanda, posta ai 2194 marketers B2B e B2C intervistati, era la seguente: “Secondo la sua esperienza nel settore, quanto si è dimostrata efficace la SEO nella realizzazione di questi obiettivi di marketing per la sua organizzazione?”

Non è sorprendente vedere l’incremento del traffico web classificarsi al primo posto. È ovvio, infatti, che se l’ottimizzazione per i motori di ricerca non aumenta il numero di visitatori del proprio sito, c’è qualcosa di decisamente sbagliato con la propria SEO. L’elemento confortante di questa classifica è senza dubbio l’ottima posizione raggiunta dalla voce “incremento della lead generation”, che grazie ai pareri favorevoli del campione, si piazza terza. Abbastanza deludente invece il risultato della voce “miglioramento delle pubbliche relazioni”, che con il 27% di intervistati che considerano “molto efficiente” la SEO  in quel campo, il 51% che la considera “mediamente efficiente” e il 22% che la considera “inefficiente”, si piazza poco sopra sia a “Incrementi delle vendite online” che a “Incremento delle vendite offline”.

Qualcuno potrebbe obiettare che il campione considerato sia poco significativo, ma certo l’opinione di quasi 2200 marketers non è cosa da prendere troppo alla leggera, specialmente in relazione all’importanza della materia presa in esame, e già poter avere un’idea dei settori in cui l’ottimizzazione per i motori di ricerca funziona in maniera più immediata, non è cosa da poco.

Sondaggio esaustivo? Superficiale? Approssimativo? Le vostre esperienze personali propongono uno schema diverso da quello presentato in questo studio? La discussione è aperta!

FOX Crime, guerrilla subacquea

25 agosto, 2010 (17:37) | Guerrilla marketing | Di: Davide

Ammirate il primo esempio di guerrilla marketing in fondo al mare. Si tratta della macabra installazione effettuata per promuovere il lancio del canale FOX Crime.

Perché i Progetti Aziendali sui Social Media Falliscono?

25 agosto, 2010 (11:24) | Social Network | Di: Valentina B.

Il Brand Science Institute (BSI), una think thank di Amburgo specializzata in brand management, ha condotto uno studio in 12 paesi europei, sui progetti di Corporate Social Media delle aziende negli ultimi 7 mesi.
La ricerca ha cercato di capire come mai la maggior parte delle interazioni delle aziende con i social media non sembrano rispondere alle aspettative di successo inizialmente previste, in altre parole falliscono.
La BSI ha condotto la ricerca su 563 marketer di 52 brand.

Perché dunque i progetti di social media falliscono? Vi riproponiamo i punti principali:

• L’81% delle aziende intervistate non ha una chiara strategia per la gestione dei social media
• Solo il 7% comprende la reale importanza delle relazioni intessute con i clienti (Customer Relationship Management)
• Solo il 27% conosce approfonditamente i propri clienti
• Per il 73% i progetti devono produrre un riscontro finanziario entro 12 mesi
• Il 76% ritiene che sfera legale ostacoli i progetti sui social media
• L’87% ha cambiato le proprie aspettative sui social media
• Il 72% associa i social media al virale
• Il 68% non ha mai sentito parlare del principio 1-9-91, il quale afferma che il 90% delle persone on-line sono telespettatori (jurker), il 9% dei navigatori modifica i contenuti (editor) e soltanto l’1% delle persone on-line crea contenuti (creator)
• L’84% confronta le prestazioni dei social media con quelle dei media tradizionali
• Il 91% gestisce erroneamente il budget
• Il 37% pensa che i social media si possano acquistare come un banner pubblicitario
• Il 93% non è consapevole di essere dipendente da Facebook
• L’86% non ha le capacità per gestire una possibile reazione negativa dei social media
• Il 76% non è un buon moderatore
• Solo il 4% condivide l’uso dei social media con tutti i membri interni dell’impresa

Prendiamo spunto da questa ricerca e cerchiamo di non commettere gli stessi errori!
E voi, siete incappati in qualche errore non trattato da questa ricerca durante la gestione dei vostri social media? Avete qualche suggerimento da darci?